Parà, uno dei maggiori stati del Brasile, che appartiene alla zona amazzonica. Partendo da São Luís, dopo un viaggio di treno de 14 ore e mezza - per fare “soltanto” 738 Km! -ma confortante, nel settore di prima classe, con diritto alla poltrona, aria condizionata e tv – effetto della globalizzazione, anche se proporzionata!. Arriviamo e ci accoglie don Mario, prete e religioso che vive da quasi 4 anni in Marabá.
Marabà
Subito entriamo in un dialogo aperto circa i problemi della zona e lui, quasi avesse “rogne” in sospeso, termina scaldandosi parlando dei sem terra (senza terra), di occupazioni illecite dei contadini, etichettandoli come nullafacenti, fannulloni e banditi, pronti solo a occupare i terreni dei fazendeiros (grandi proprietari di terra) per ottenere il riconoscimento federale e per poi venderle e passare ad occcupare altre terre di forma illecita. Al culmine dello sfogo dice di concordare con i fazendeiros nello “sparare” contro questa gentaglia che non fa altro che creare disordini. Nei pochi minuti di auto - a dir il vero una BMW molto comoda - si dice preoccupato di più per la produzione della compagnia Vale, colosso mondiale nella estrazione di minerali e con le siderurgiche che, a causa della crisi mondiale, hanno chiuso mandando al fallimento molte altre industrie connesse, con migliaia di lavoratori diretti e indotti disoccupati. Ha una considerazione negativa della CPT e dei MST (comissione pastorale della terra e movimento dei senza terra) che a suo giudizio non fanno altro che disturbare... Come impatto non è dei piú sereni...Io che venivo per documentare l´estrazione di minerali della tanto discussa Vale do Rio Doce, che poco offre come contropartita in benefici sociali per le popolazioni che abitano le terre di queste immense ricchezze naturali, mi trovo di fronte a un prete che difende il commercio e gli affari dei grandi proprietari, senza mezzi termini...Visione che non posso condividere, manifestando questa divergenza di opinioni: sebbene sia risaputo il “banditismo” di alcuni poveri disgraziati, non mi ci ritrovo a difendere una posizione tanto radicale a favore dei privilegiati e potenti della societá! Anche i disgraziati del mondo hanno diritto a casa, lavoro e dignità! E se non hanno ancora imparato è giusto farlo per vie legali, senza eliminarli dalla faccia della terra!
Il venerdí visita a Marabá, città bella, pulita, recentissima, apparentemente tranquilla. Sulla riva del grande fiume Tocantis (da cui il nome di uno degli stati brasiliani) la meravigliosa visione della poderosa natura e della sua vita. Al margine del fiume la sempre ricorrente fotografia della presenza umana “moderna”: lungoriva ben sistemato, ma sulla stessa riva un sacco di immondizie gettate nell´acqua, con l´enorme tristezza nel vedere la presenza consumista e irresponsabile dell’ uomo!
Facciamo un giro in città che pare essere economicamente ben avanzata. Al pomeriggio la visita ad una comunità fondata da don Mario da appena 10 mesi. Per cominciarla...la spinta morale e economica di un grande imprenditore locale e aiuti di fazendeiros che non solo hanno aiutato nel ristrutturare la chiesa (con tanto di aria condizionata), ma anche aiutano nel mantenimento della comunità di recupero di drogati e alcolizzati. E si tocca con mano la generosità di famiglie ricche che aiutano con generose offerte la parrrocchia e confidano nell’opera sociale del parroco. Mi chiedo: chi sono i santi e chi i peccatori, chi i violenti e chi i pacifici, chi i credenti e chi gli ingiusti, chi gli umani e chi i disumani... quale atteggiamento assumere, quale scelta fare, quale presenza profetica avere, quale soluzione ai grandi problemi sociali...
Don Mario, persona intelligente, creativa, intraprendente, ben preparato - impara a memoria tutti i vangeli della domenica - appasssionato e intransigente per una liturgia ben fatta, impegnato nel sociale, con vocazione a “salvare” i ricchi attraverso i loro donativi, senza mettere in discussione il sistema, ma approfittandolo per ammortizzare le piaghe sociali delle droghe ha fatto la sua scelta: è quella l´unica possibile, la piú viabile, la piú redditizia, la piú consona alle esigenze evangeliche? Rimane la domanda aperta: quale profezia in tutto questo? È risposta concreta al mondo, fatta non solo di denunce ma di fatti! Mi rimane un forte dubbio, con il riconoscimento della bontà dell´opera di recupero dei drogati...
Anapu
Partiamo per Anapú sabato mattina di autubus – ragazzi e bambini chiedendo elemosine alle 6 del mattino! – e via con l´ autubus per altre 14 ore, questa volta di terra battuta. Un’avventura che poteva terminare in tragedia. Su un ponte, stretto, pieno di fango e con frana che arrivava fino a quasi metá corsia, il pulman incrocia una moto e...l´impatto: il motociclista finisce sotto il pulman, e, osservandolo stordito, si trascina fuori, si alza, su una gamba scendono gocce di sangue, si porta fino al ciglio della strada...gamba sicuramente rotta, ma poteva passare sotto le ruote del pulman che miracolosamente si è fermato a 2 metri dalla scarpata: solo 2 metri piú avanti e noi tutti saremmo caduti nel burrone... pericolo scampato, ferito e moto portati al paesino più vicino e… si riprende il cammno. Qualche ora piú tardi, traffico fermo. Un camion, fermo dall´una di notte in mezzo alla strada, di traverso, per causa della pioggia e del terreno estremamente scivoloso. Un camion pesante pronto a trascinarlo, una ruspa davanti al camion e un´altra nella parte posteriore per portarlo al centro del cammino. Dopo un bel po’ di tempo, si risolve il problema, ma per il camionista furono necessarie 13 ore di attesa! E passando a fianco di un altro camion fuori strada, si prosegue il cammino. Su una salita un altro camion slitta e non ce la fa a salire. Tutti smontano ancora una volta dall´autobus: il pulman si mette a trainare il camion e ce la fanno. Si entra di nuovo nel pulman e avanti tutta! Orario previsto di arrivo...mai! dipende tutto dagli extra del percorso. In inverno mi dicono che il viaggio da Marabá per Altamira che potrebbe durare solo qualche ora se fosse asfaltata, può nel periodo delle piogge durare alche 8 giorni! Cosa incredibile a cui il popolo sembra abituato e rassegnato!
Ad Anapu, città che è diventata famosa dopo la morte-martirio di suor Dorothy, incontriamo don Vincenzo Zambello, fidei donum veronese, con il gruppo di giovani e adulti che hanno partecipato alla 3ª settimana di formazione missionaria. Laici formati dalla diocesi per essere inviati in missione. 3 anni di formazione, 3 settimane, piú ritiri e compiti a casa...per essere poi ufficialmente inviati dal vescovo come missionari. Che bello vedere questa disponibilità e vedere come la chiesa riscopre le sue radici missionarie...chiesa, cristiani, discepoli, battezzati, tutti chiamati a vivere la missione, con gioia, con generositá, con preparazione, nella preghiera e nella formazione, nella conoscenza del vangelo, nell’ esperienza della fraternità, nella coscienza ecologica e sociale, nella responsabilità comune della evangelizzazione. 20-30 persone che sono piccolo segno di una chiesa che sta reimparando ad essere missionaria. Grazie don Vincenzo di questo sforzo e visione profetica di chiesa missionaria!
Il parroco di anapu, don Amaro, è cresciuto come sacerdote in mezzo a martiri! La sua vocazione è nata in consequenza del martirio di molti catechisti, che hanno lottato a favore dei poveri e contro i grandi proprietari, bramosi di terre, violenti e assassini. Don Amaro è cosciente del pericolo di vita ed è disposto a morire per la giusta causa del Vangelo e dei poveri. Ha conosciuto e ha lottato a fianco di suor Dorothy a difesa dei piccoli agricoltori e dell’ Amazzonia, costantemente minacciata, anzi distrutta, a causa dell’ industria del legname e dei grandi proprietarri terreni e allevatori di bestiame. L’esperienza di don Amaro è molto dura, vive minacciato di morte ( la sua vita vale circa 10.000 reais, 2500 euro!), non va mai in giro di notte né da solo, e cosciente che qui morire ammazzati è cosa molto comune, facile, impunita. Vive in una casa di legno e a fianco un padre austriaco gli ha costruito una casa molto bella, dove fa alloggiare gli ospiti come noi, ma che lui non ha ancora usato perché...non si abitua all´idea di vivere in quel conforto per lui “esagerato”!
Altamira
Lunedí partiamo con un pulmino di 20 persone, ovviamente trasportandone circa 30 e le 4 ore di viaggio sembrano più tranquille. Non è piovuto molto e perciò si va bene...il pulmino non alza polveroni e non ci si pianta nel fango. Lungo la strada succede solo un fatto: ad un certo punto l´autista grida di chiudere i finestrini: passiamo a fianco di 4 buoi morti - dicono avvelenati da un’erba che fa scoppiare le vene agli animali, o morti nel trasporto con camion – comunque gettati lungo la strada dove gli avvoltoi, a decine, faranno festa da parecchi giorni...ma la puzza é insopportabile.
Arrivati ad Altamira, alloggiamo nella Prelazia (non è ancora diocesi perché mancano alcuni elementi fondamentali, come per esempio il tribunale ecclesiastico). Questa Prelazia è grande più dell´Italia: come è possibile pensare una asssistenza religiosa, una presenza costante dentro una tale immensità territoriale e con pochissime possibilità di acesso alle comunitá, con pochissimi preti e pochissime risorse economiche? E’ cosa da mettersi le mani nei capelli...o rimettersi alle buone mani di DIO e fare quello che si puó! Il vescovo, dom Erwin Krautler, presenza decisa, forte, profetica, pure lui minacciato di morte perché strenuo difensore dell’Amazzonia e dei popoli indigeni, contro la costruzione della diga di Belo Monte, che andrebbe a formare due laghi enormi con allagamenti per centinaia di chilometri quadrati e la migrazione forzata di varie tribú inddigene, ha il suo bel da fare anche in relazione ai preti. Sono pochissimi (9 diocesani in tutto!) e sopratutto avendone perso per strada 5-6 ha deciso che i preti vivano con lui nella sede della Prelazia e che poi partano per il ministero nelle parrocchie. Decisione dispendiosa di tempo per le distanze enormi, ma coraggiosa e saggia...Speriamo che dia risultati alla lunga incoraggianti!
Nel pomeriggio passiamo da una scuola che tra qualche mese diventerà sede di università e nella sala di storia una trentina di studenti stanno assistendo al film “Mataram irmã Dorothy”, (Uccisero sr Dorothy, ndr). Finito il film il prete della CPT (Commissione della pastorale della terra) parla di ció che è successo con sr Dorothy e di ciò che sta succedendo con tutti quei piccoli proprietari che lottano per la terra. Documenti falsi di proprietà di terre, notai, politici, polizia, sindaci corrotti e violenti sono uniti nella bramosia e pazzia di distruzione dell’Amazzonia (ciò che ancora resta!), di occupazione delle terre per il pascolo, con mandrie enormi di bestiame allo stado brado in migliaia di ettari di terreno solo con lo scopo di guadagni facili e irresponsabili. La terra soffre, i piccoli coltivatori stanno riempiendo le periferie delle piccole e grandi città rifugiandosi nei lavori “sociali” dei municipi che non creano lavoro, produzione e autonomia ma solo dipendenza vergognosa dai politici di turno. Lavoratori assunti e dimessi, illusi, minacciati e manipolati da qualunque politico che fa del potere una vergognosa miniera di arricchimento personale e familiare, senza effettivi miglioramenti pubblici perché i soldi pubblici sono deviati in favori personali e politici. Qui si parla del 70-80% di denaro pubblico non usato correttamente.
Anche lui è come suor Dorothy (uccisa con la promessa di 20.000 reais), ma lui vale meno (10.000) ed è solo per questo che ancora non lo hanno ucciso. Comunque è stato avvisato di non uscire da solo alla sera, di smetterla di mettersi in questioni sociali. Lui ha paura, ma continua in questa lotta sociale.
Vitoria di Xingu
Arriviamo a Vitoria di Xingu, il grande fiume lungo 2000 Km, con le sorgenti nel Mato Grosso, passando per lo stato del Tocantins e continuando nel Pará, sfociando nell´immenso fiume Rio delle Amazzoni, le cui acque in certi periodi dell´anno risalgono in questo pure enorme fiume amazzonico.
La città si mostra molto modesta, 3.000 abitanti, sede municipale di 12.000 persone e come dice don Vincenzo Zambello, con il miracolo di 12.000 elettori. Giá questo mostra l´anomalia: non vivono qui ma votano qui, perché è piú interessante e determinante al fine di interessi di clan! Arriviamo nella casa parrocchiale e alloggiamo in quella che è stata una casa di religiosi: ben sistemata, grande per ...un solo prete, ma con possibilitá perlomeno di ospitare qualche visitante. È la casa piú bella finora abitata da don Vincenzo in 32 anni di Brasile! Alla sera celebriamo messa nella chiesa principale e rimango sbalordito: solo 3 donne, di cui 1 suora, 1 uomo che fa da chierichetto, noi 2 preti e Rosa. 8 persone attorno all´altare, messa semplice ma partecipata. La sera la passiamo in casa con don Vincenzo. Mercoledì ci aspetta un viaggio di una ora e mezza per visitare una comunitá che vive in riva al fiume: è sempre un’ emozione navigare su fiumi che sembrano in certi momenti mare aperto, con la foresta (perlomeno di quello che resta della antica vegetazione) ai lati.
Cosa rimarrá di questo fiume se passerà il progetto della grande diga di Belo Monte che avrà il suo maggior impatto qui a Vitoria do Xingù dove don Vincenzo vive e lavora? Migliaia di indigeni rimarranno o senza fiume, o con i territori allagati dalla diga, con trasformazioni ambientali gigantesche e imprevedibili. Nella comunità Vila Nova, dove arriviamo con la barca, la vita sembra quasi vissuta al rallentatore! Non ci sonno automobili. Alcuni pescatori stanno sistemando le reti della pesca, delle donne stanno lavando i vestiti nel fiume. I bambini si tuffano nell’acqua. Persone dentro casa ascoltano musica, lavano stoviglie, preparano il pranzo. Alcuni avventori nel bar. Altri passano sulla strada, ma pare senza grandi impegni. Entriamo in un bar, beviamo un succo di acerola e ascoltiamo un lavoratore – a riposo! – che da decenni con la famiglia si è trasferito dallo stato del Cearà in cerca di fortuna con i suoi genitori e i suoi altri 12 fratelli, tutti poi rimasti in queste terre. Dagli anni ‘60 l´immensa Amazzonia fu etichettata dall´allora presidente del Brasile come una terra senza gente (e i moltissimi popoli indigeni?) a disposizione di gente senza terra. Cosí cominciò l´occupazione, sognata da centinaia di migliaia di persone che occuparono queste terre con molto coraggio, avventura e poche leggi e regolamentazioni. Così l’Amazzonia è diventata l´area del far west, tutti alla conquista di ciò che era considerato di nessuno (con relativi massacri di popoli indigeni che scocciavano parecchio e impedivano il libero sfogo di invasione massiccia!). Quest´uomo che incontriamo al bar è il tipico esempio della storia tanto sofferta, confusa, senza legge, corrotta, improvvisata, senza storia e senza rispetto per la natura e per la convivenza civica! Tutto pare lecito, tutto si può occupare, distruggere, vendere, senza un minimo rispetto della madre terra. Mi chiedo: ci sarà una svolta culturale, civile, ecologica, umana?
Usciamo dal bar, visitiamo una coppia di anziani con 3 nipoti e si parla del figlio che ha abbandonato la prima moglie e figlio per unirsi alla nuova donna. Come dice don Vincenzo: ho visto il figlioletto tanto triste...cercatelo di farlo sorridere perché un bambino ha diritto al sorriso! Ritorniamo in barca e nel ritorno colloco l’amaca e dondolando mi addormento, cullato dal movimento delle acque!
Al pomeriggio andiamo a visitare alcune comunità e famiglie della zona rurale. Con la Toyota anni ’70 di don Vincenzo facciamo 30-35 Km di terra battuta. Subito passiamo attraverso l’azienda e i recinti del bestiamo del papá del sindaco, incriminato per aver usufruito di lavoro schiavo e dopo aver pagato la multa è rimasto in libertà. Adesso il figlio sindaco é accusato di aver fatto lavorare funzionari pubblici nella sua azienda privata: piú economico di cosí! Dopo chilometri di strada sterrata quasi impossibile arriviamo alla prima famiglia. Troviamo solo donne e bambini, e il solito carico di sofferenza, ferite che faticano a rimarginarsi, fede in Dio e nel suo amore. Al termine don Vincenzo invita a pregare. La bambina di 9 anni, che precedentemente ci aveva offerto dei biscotti, dice: “Ringrazio Dio per la visita a sorpresa. Lo ripete 3 volte e poi ci invita a pregare il Padre Nostro e ci salutano con calore. Piú avanti, passando tra campi con bestiame al pascolo, campi rinsecchiti a causa di un verme che secca l´erba, zone bruciate per prepararle alla coltivazione, piccoli ruscelli o laghetti, aree lontane che sembrano ancora preservate, ma dove mancano dice don Vincenzo gli alberi píú belli, imponenti e secolari perché giá distrutti e venduti da molto tempo. L´ultima visita è a casa di una coppia, venuta dal Sud da 20-30 anni, che a detta di lui, piccolo coltivatore, solo lui ha rispettato la legge di preservare il 50% delle terre coltivate preservadole verdi. Tutti i vicini hanno invece distrutto la foresta, abbattendola quasi completamente. Il figlio di questo coltivatore -di nome Daniele come me - indossando la camicia del Milan (perché ci sono tanti brasiliani tra cui Ronaldinho, ma conoscendo pure meglio di me i giocatori dell´Inter, del Porto, del Manchester..), ricorda che da 10 anni a questa parte il clima è cambiato tantissimo. Allora pioveva tutto l´anno: adesso l´anno é diviso in 2 stagioni: 6 mesi di piogge e 6 di secca. Tant’è che il papà aveva piantato centinaia di piante da frutta e sono morte tutte a causa della mancanza di piogge. Discutiamo di maniera accesa circa la corruzione provocata e cercata dalla popolazione e sulla possibilità di cambiamenti a partire da una forte sensibilitá etica e politica. Si cerca, si spera, si soffrono minacce: Daniele, il figlio, avverte che anche don Vincenzo sta mettendosi dei guai; il sindaco avrebbe detto che don Vincenzo potrebbe essere trovato all´alba con la bocca piena di formiche. Allusione a possibile assassinio per chi indispone troppo. Ricordano che già una signora se n’è andata da Vitoria perché minaccciata di morte. E don Vincenzo preferisce non dormire con le finestre aperte né vicino ad esse: meglio essere cauti. Lui, ci dice, a Rio de Janeiro, ancora 20 anni fa ha imparato alla sera che quando incroci qualcuno la prima cosa da fare è osservare le mani! Triste maniera di rapportarsi: subito all´insegna del sospetto, della paura, della precauzione. L’altro visto come pericolo e minaccia.
Sulla via del ritorno, chiedo a don Vincenzo di fermarsi per fotografare alcuni squarci: il tramonto, alcuni paesaggi, e soprattutto mi colpisce un’enorme pianta che è stata investita dal fuoco divoratore come tutto intorno ma che a metà e verso la cima è spuntato il verde. Non so se è la pianta stessa o altro tipo di pianta che si è innnestata, ma è magnifico vedere la natura ribellarsi..resuscitando! Spero proprio che la natura possa ribellarsi rinascendo, rifiorindo, riforestando ciò che l´uomo ha distrutto!
Torniamo a casa, ci fermiamo a chiacchierare sulle nostre impressioni circa la chiesa e la sua missione oggi: mi mostra cose interessanti di catechesi e soprattuttto proclama 2 bellissime poesie-preghiere al Cristo con un braccio solo e una lettera al rio Xingu.
Mancano poche ore al ritorno. Quante impressioni, quante visioni, quante emozioni come sempre in pochi giorni quando si viaggia. Ció che rimane lo saprò sulla mia pelle fra poco, quando sarà ora di essere coscienza critica anche in São Luís dove vivo con i politici in questo anno elettorale dove certamente si parlerà di natura, ecologia, rispetto della madre terra.
Grazie Signore per questo viaggio, per le persone e situazioni conosciute personalmente, per le paure, le sconfitte, i disastri, le coscienze critiche, le speranze e le angosce che accompagnano queste aree immense poco popolate ma piene di conflitti. Che il Signore illumini le chiese ad essere presenza profetica di vita, di speranza e amore verso la natura e verso i piú poveri e deboli della società.
Don Daniele Soardo, missionario fidei donum in Brasile
