Il recente assassinio di don Ruggero Ruvoletto, prete fidei donum di Padova in Brasile, ci ha colto tutti di sorpresa e rammarico. Un altro prete testimone fedele e coraggioso, che ha dato la vita per il Regno di Dio. Lo vogliamo anche noi ricordare con gratitudine e stima, dato il suo legame con il Centro unitario missionario con cui, specie quand’era direttore del Cmd di Padova, collaborò con intelligenza, amicizia e fedeltà. Fu uno di quelli che si schierò senza tentennamenti a favore della permanenza del Cum a Verona, come luogo non solo di riferimento per i preti fidei donum che nel seminario per l’America Latina avevano trovano l’input iniziale, ma anche come centro regionale di animazione missionaria.
Di lui vorrei ricordare in modo particolare il suo contributo preziosissimo per l’impegno dei preti fidei donum del Triveneto in Thailandia, dove la missione continua con frutto, dopo dodici anni, nonostante le difficoltà che, come ovunque, non mancano mai.
Quando si aprì la missione in Thailandia, il responsabile episcopale del progetto era il vescovo di Padova mons. Antonio Mattiazzo, e pertanto era di competenza del direttore del Cmd di Padova, allora don Ruggero Ruvoletto, gestire le questioni inerenti alla missione triveneta in Asia. Anche lui, come altri, ha creduto non solo nella bontà di una presenza di fidei donum in Asia, ma, nella fattispecie, ad un progetto di prima evangelizzazione presso le tribù del Nord, dove a quel tempo lavorava anche don Alessandro Bordignon, ora già in cielo, un prete del Pime di origine vicentina, che ben volentieri aveva aperto la strada e accompagnato da vicino i primi passi della missione fidei donum del Triveneto. Ci voleva uno che, dal versante italiano, in particolare veneto, seguisse il crescere di quella missione mediante contatti, visite, lettere, riflessione, orientamenti, decisioni. E fu lui, don Ruvoletto, a seguire la cosa più d’appresso e a donare tempo ed energie a quel progetto, che ancora continua, grazie alla sinergia di tanti amici.
Ora nel nostro cuore, oltre la riconoscenza per il lavoro missionario di don Ruggero, per la sua amicizia con il Cum e soprattutto per la sua morte che testimonia la perenne martiria della Chiesa, nasce il desiderio della sua intercessione, sulla scia di quella piccola grande santa che fu Teresa di Lisieux, compatrona delle missioni, la quale, prima di morire, aveva dichiarato: “passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra”.
Vorrei ora citare parte di una lettera di un amico che lavora in Camerum, anche lui prete fidei donum – don Damiano Meda - che fu compagno di studi a Roma di don Ruggero, e che ci ha inviato un suo ricordo: “Ruggero era un uomo mite, dolce, servizievole. Sorrideva volentieri. Buono e preparato intellettualmente. Aveva una sensibilità pastorale che lo portava a sentire i problemi della gente con una predilezione per i più deboli e poveri…. Una persona che lo ha conosciuto bene ha detto: non riesco ad accettare una morte così. Quando ho appreso la notizia, la prima reazione è stata di mettermi in ginocchio. Ho pensato poi alla ricorrenza dell’anno sacerdotale e mi son detto che don Ruggero è un modello per noi preti da imitare".
E la lettera di don Damiano continua: “Ho cercato di immaginare gli ultimi attimi della vita sacerdotale di don Ruggero. A che cosa e a chi ha pensato quando gli hanno puntato l’arma in volto? Son convinto, per quel poco che l’ho conosciuto, che è morto perdonando chi gli ha sparato. Si parla di tre giovani accusati di aver ucciso a scopo di rapina. Ma in missione i furti spesso possono nascondere altri intenti come minacce e intimidazioni. Se verrà fuori che don Ruggero è stato ucciso perché difendeva i più deboli non sarà una sorpresa per chi lo ha conosciuto. Tale possibilità mi ha fatto venire in mente le parole di una preghiera di don Tonino Bello che faccio mie: Consumaci Signore per il bene dei fratelli, al fuoco lento del martirio del cuore. Prenditi tutto di noi, Signore. Per il bene dei fratelli… Che se poi, oltre al cuore, vuoi prenderti la nostra vita di fatto, noi te la doniamo gratis. Senza le lusinghe dell’eroismo. Con l’umile atteggiamento della restituzione. Felici che possa servire a qualcuno”.
