Sabato sera scorso un'altra telefonata: è morta Maria Luisa, nipotina di Tagylla. “E’ importante che un prete venga a 'battezzarla' ” (per i più poveri davvero la fede è l'unico appiglio, per quanto semplice, popolare, forse ingenua...)
Raggiungere la casa di Maria Luisa è difficile, al buio, in una strada stretta e scoscesa, alla periferia della città di Açailandia.
Alcune assi per terra tappano i buchi del cortile, un sofà arrangiato alla bell'e meglio fuori di casa, in penombra, per accogliere le visite che non ci stanno dentro di casa.
Alla porta l'abbraccio di molti, ma che tristezza quando all'improvviso, scostandosi, mi lasciano guardare dentro e appare nel mezzo della stanza silenziosa la piccola bara rosa...
Nove mesi nel pancione della mamma, il tempo lungo di una attesa in cui crescono sogni, progetti e aspettative. Poi il trauma di ore di ospedale: le spinte non sono sufficienti, la piccola sembra non voler uscire, i medici non vogliono fare il cesareo.
Ogni operazione costa tempo e fatica, da anni è la stessa storia. Molte mamme col pancione preferiscono partorire nell'altro ospedale, ad Imperatriz, a 70 km di distanza: troppo spesso il nostro reparto maternità invece di essere culla della vita è una fabbrica di morte.
“Tanto i poveri non alzano la voce” , sembrano pensare i medici di qui, “e poi al massimo ne fanno un'altro, di figlio...” Si chiamava Maria!
p. Dario Bossi, comboniano
http://padredario.blogspot.com/
Maria, Maria
É um dom, uma certa magia
Uma força que nos alerta
Uma mulher que merece viver e amar
Como outra qualquer do planeta
Maria, Maria
É o som, é a cor, é o suor
É a dose mais forte e lenta
De uma gente que ri quando deve chorar
E não vive, apenas aguenta
Mas é preciso ter força
É preciso ter raça
É preciso ter gana sempre
Quem traz no corpo a marca
Maria, Maria
Mistura a dor e a alegria
Mas é preciso ter manha
É preciso ter graça
É preciso ter sonhos sempre
Quem traz na pele essa marca
Possui a estranha mania
De ter fé na vida.
(Milton Nascimento)
